Dr.ssa GROTTA ROSANNA


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Tecarterapia (Human Tecar)

Human Tecar è un marchio registrato di Unibell, società fondata nel 1979.

  • Meccanismo d'azione
  • Effetti biologici
  • Campi di applicazione
  • Tecar nella riabilitazione
  • Tecar nello sport
  • Tecar nell'estetica

LINFODRENAGGIO MANUALE SECONDO VODDER

a) Emil e Astrid Vodder
b) Anatomia e fisiologia del sistema linfatico
c) Funzioni dei linfonodi
d) Edema
e) Il linfodrenaggio manuale
f) Principali applicazioni terapeutiche

LASERTERAPIA

Il Laser e le sue proprietà

La luce e l'energia luminosa in generale rivestono un'importanza fondamentale nello sviluppo e nella vita di qualsiasi essere vivente; basti pensare alle piante e al ruolo decisivo che svolgono i fotoni nella realizzazione del processo fotosintetico dei vegetali.

L'energia solare agisce sui corpi grazie agli effetti provocati dalle piccole particelle di materia che la compongono, i fotoni. Le sorgenti luminose naturali a disposizione dell'uomo sono state studiate e analizzate nel tempo, arrivando alla creazione e alla specializzazione sempre più avanzata di sorgenti artificiali.

Il LASER è l'ultimo e il più avanzato tipo di sorgente luminosa oggi a nostra disposizione. L.A.S.E.R. (Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation) significa amplificazione di luce per mezzo di un'emissione stimolata di radiazioni.

Il Laser si ha quando un atomo allo stato eccitato viene colpito da un fotone prima di tornare allo stato fondamentale e produce un'emissione stimolata di radiazione.

Lo schema di un emettitore Laser si configura come una cavità ottica, delimitata da due specchi, all'interno della quale è posto il mezzo destinato a produrre la radiazione. Tale materiale può essere un gas, un solido o un liquido.

Caratteristiche:

la luce Laser si caratterizza per monocromaticità : le onde luminose emesse fuoriescono con la stessa lunghezza d'onda ed energia;

brillanza: il fascio di luce emesso è estremamente intenso e ben collimato angolarmente;

coerenza: tutti i fotoni emessi vibrano in concordanza di fase sia nello spazio che nel tempo;

unidirezionalità: fasci di luce paralleli.

Le classi dei Laser

Le Norme Internazionali classificano la pericolosità del Laser in 5 classi: 1, 2, 3A, 3B, 4 con grado di pericolosità crescente.

L'organo più esposto a danni derivanti dall'esposizione alla luce Laser è principalmente l'occhio. Per la classe 4 anche la cute è interessata al pericolo.

Laser terapeutici: ieri,oggi,domani

L'importanza della luce nello sviluppo dei processi biologici era nota fin dall'antichità e i bagni di sole cui si sottoponevano gli Egizi ne sono la prova più evidente.

La possibilità di concentrare la luce e di sfruttarla, in modo potenziato, per scopi diversi, fu intuita agli inizi del secolo scorso, grazie alle teorie di Albert Einstein e, dopo il II conflitto mondiale, applicata da fisici statunitensi e sovietici.

La tecnologia Laser applicata al campo medico ha visto la propria nascita alla fine degli anni '70-inizi anni '80 e, da quel momento ha fatto registrare una continua evoluzione. Tutto ciò è stato reso possibile grazie alla tecnologia evoluta applicata al comparto e al suo utilizzo in settori diversi, dalle telecomunicazioni a quello industriale.

La Laserterapia ha ricevuto consensi e accettazione per prima in Europa e successivamente in Asia. La specializzazione continua ha consentito di utilizzare le sorgenti Laser per diversi usi medici e ha individuato come migliori per la biostimolazione la combinazione tra le luci Laser pulsate e i Laser continui.

Ad oggi, anche i Laser pulsati sono dotati di una potenza media più elevata, che consente di svolgere applicazioni più efficienti rispetto al passato e di ottenere i risultati migliori se combinate con applicazione di Laser continui ad alta potenza.

Tipi di Laser e loro utilizzo

La luce Laser può essere suddivisa in due grandi sezioni: Laser continui (Continuous wave) e Laser pulsati (Pulsed wave).

I Laser continui mantengono un alto livello di potenza media, mentre i Laser pulsati, che operano ad impulsi, raggiungono una maggior potenza di picco ma si caratterizzano per la bassa potenza media. In terapia è stato evidenziato il miglior risultato che si può raggiungere grazie all'applicazione combinata delle due sorgenti.

Nel campo della terapia, l'emissione di luce Laser si realizza attraverso l'utilizzo di diodi, e, nel caso dei Laser continui, si possono impiegare anche sostanze attive come i gas. Entrambi i tipi di Laser, pulsati e continui, trovano applicazione nei settori della terapia biostimolazione e nella chirurgia. L'utilizzo di diverse densità di potenza caratterizza queste due branche. In campo chirurgico, in particolare, c'è bisogno di un'alta densità di potenza che permetta di incidere i tessuti trattati.

La terapia Laser si divide in terapia a contatto e terapia a scansione ed entrambi i tipi possono utilizzare Laser monodiodici o pluridiodici. Per quel che riguarda la terapia a contatto con Laser monodiodici, si utilizzano manipoli posti direttamente sulla cute. Si va ad intervenire mediante stimolazione dei punti trigger o delle aree locodolenti e la terapia richiede la presenza fisica dell'operatore.

La terapia a contatto pluridiodica invece non richiede la presenza dell'operatore e va ad agire sulle aree locodolenti o interessate.

L'applicazione della Laserterapia a scansione, utilizzando ugualmente Laser mono e pluridiodici, consente, inoltre, di trattare zone più vaste rispetto all'applicazione a contatto e di farlo in maniera automatica, senza la presenza dell'operatore. Anche per i trattamenti Laser si applica la stessa regola che vale per ogni forma di trattamento medico: i migliori risultati sono ottenuti dal terapeuta che ha una solida preparazione medica, sa ascoltare il paziente ed ha buone doti di intuizione.

I tempi di trattamento devono essere stabiliti individualmente, per ogni singolo caso. Come regola generale è meglio fare 3-4 trattamenti alla settimana con dosi moderate piuttosto che pochi trattamenti a dosi più alte. Poiché si è visto che i trattamenti di Laserterapia hanno effetto cumulativo, è essenziale che essi non siano troppo ravvicinati.

Problemi di tipo acuto vengono di regola curati con alcuni trattamenti vicini nel tempo. Disturbi cronici sono in genere meglio affrontati con trattamenti più distanziati nel tempo. Si è dimostrato più efficace fare trattamenti ravvicinati all'inizio (ogni due giorni oppure ogni tre giorni per due settimane) e poi a intervalli sempre più lunghi (per esempio una volta alla settimana per alcune settimane).

L'esperienza mostra che sospendere temporaneamente la cura dopo un certo numero di sessioni introduttive non comporta problemi, anzi, in alcuni casi, può produrre beneficio. Il trattamento deve essere il più precoce possibile e coordinato con altri presidi medici; la scelta dei Laser deve essere subordinata al tipo, alla localizzazione e all'estensione dell'affezione da trattare.

Campi di applicazione

La gamma di patologie che traggono vantaggio dall'utilizzo della terapia con luce Laser è estremamente vasta. Gli ambiti in cui la Laser terapia ottiene buoni effetti sono:

Patologia artro-reumatica:

Artrosi Sciatalgie Poliartriti scapolo-omerale Poliartriti delle mani e dei piedi Epicondiliti Artrosi dell'anca nelle fasi iniziali Gonalgie con e senza versamento Torcicollo Lombaggini Miositi

Traumatologia sportiva:

Stiramenti e strappi muscolari Distorsioni articolari Epicondiliti Tendiniti Contusioni Ematosi ed ecchimosi Borsiti

Terapia dermatologica:

Edemi venosi Postumi di flebite Dermatosi varicose Ulcere varicose Herpes Zoster Acne cistica Esiti di acne Particolari casi di dermatiti

Terapia riabilitativa:

Riabilitazione motoria articolare dopo la rimozione di apparecchi gessati o interventi chirurgici ortopedici

Terapie specialistiche

Sinusiti Ipertrofia dei turbinati Riniti ribelli Faringiti croniche Gengiviti Crisi emorroidarie acute

I vantaggi della Laserterapia

La Laserterapia non si basa sullo sviluppo di calore ma su effetti fotochimici e fotobiologici nelle cellule e nei tessuti. E' stato osservato che se la luce Laser è somministrata in giuste dosi, si ottiene una stimolazione di certe funzioni cellulari, soprattutto in presenza di cellule che presentano deficit funzionali.

L'azione biologica nell'utilizzo del Laser in terapia produce dunque una serie di effetti sulle cellule in funzione dell'aumentata produzione di ATP. La cellula, stimolata dal Laser a livello di mitocondri, tende a ricaricarsi di energia, per cui, se danneggiata per cause infiammatorie, traumatiche o degenerative, tende a riportarsi alla funzione fisiologica primaria. Una corretta pratica applicativa dei dispositivi a luce Laser permette di attivare le funzioni cellulari, di ristabilire completamente i tessuti danneggiati, ripristinando la funzionalità dopo rallentamenti metabolici dovuti ad immobilità, traumi o interventi chirurgici.

Gli effetti più evidenti che si possono conseguire si sostanziano nell'attivazione del microcircolo, grazie ad un maggior apporto nutrizionale, con riequilibrio del bilancio funzionale delle zone malate e conseguente accelerata normalizzazione e stimolazione della circolazione linfatica. Migliaia di studi, condotti da diversi ricercatori, dimostrano gli effetti biologici del Laser a corretto livello di energie. E' certo comunque che l'attività Laser terapica non presenta rischi, non è invasiva, è indolore e può essere combinata con altre terapie presentando raramente effetti collaterali.

Laserterapia: una tecnica ben accolta, condivisa e largamente diffusa

Perché una nuova terapia sia accettata dalla comunità medica è necessario un consistente corredo di documentazione scientifica. Gli oltre 25 anni di esperienza clinica, senza che siano stati registrati significativi effetti collaterali o danni ai tessuti, confermano che l'utilizzo della Laserterapia non suscita ormai timori di non noti effetti collaterali.

L'approccio alla Laserterapia, applicata in particolare alle patologie sopra indicate più comuni, è dunque consigliabile sia da parte di medici attenti a nuove ed efficaci soluzioni sia a coloro i quali vogliano verificarne i benefici effetti in caso di patologie comuni. La Laserterapia indica insomma una nuova frontiera per la medicina riabilitativa e preventiva ed è entrata nelle pratiche ambulatoriali più attuali, sicure ed efficaci.

I vasti campi applicativi del Laser, dalla terapia riabilitativa a quella nell'ambito sportivo, fino alla cosmesi estetica, rendono questo mezzo affidabile e consigliabile sotto il diretto controllo di personale medico attento all'aggiornamento ed in grado di bene operare.

Articolo tratto da Asalaser.com

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ELETTROTERAPIA ANTALGICA E DI STIMOLAZIONE

Un po' di storia

L'applicazione di corrente elettrica a scopi terapeutici o ai fini di ricerca sul funzionamento del corpo umano ha subito un'accelerazione esponenziale nel corso dei secoli.

Da una scoperta fortuita nell'antichità, con un'applicazione di scariche elettriche prodotte da particolari specie di pesci, passando per i lavori sperimentali di Galvani sullo studio del sistema nervoso verso la fine del XVIII secolo; tuttavia è solo a partire dalla seconda metà del XIX secolo che, grazie agli incessanti progressi tecnologici, si è sviluppata l'elettroterapia.

All'inizio del XX secolo, Weiss e Lapique scoprono le leggi fondamentali dell'elettrostimolazione grazie a uno spirito sperimentale eccezionale. Le applicazioni di corrente elettrica utilizzate sono molto brevi (da 0,23 ms a 3 ms) ottenute aprendo e chiudendo un circuito elettrico con una pallottola la cui velocità era nota. Ciò permise a Lapique di stabilire la relazione intensità/tempo e di apportare una quantità di carica elettrica in grado di attivare il fenomeno dell'eccitazione neuromuscolare. Lapique diede la definizione anche di reobase e cronassia.

Si può affermare, quindi, che la deduzione delle caratteristiche di un impulso elettrico ottimale che garantiscano efficacia, innocuità e comfort era già possibile a partire dagli anni Dieci del secolo scorso, ma si arrivò alla disponibilità dei componenti elettronici in grado di ottenerlo solo molto più tardi.

Gli anni successivi sono caratterizzati da una grande confusione con lo sviluppo di numerose correnti diverse: in base alla forma, alla durata degli impulsi, nonché in base alla gamma delle frequenze utilizzate.

Queste correnti, talvolta pericolose, erano sempre disagevoli, limitando così l'efficacia terapeutica della tecnica. È soltanto all'inizio degli anni Ottanta che la storia dell'elettroterapia diventa razionale e ciò grazie alla combinazione delle nuove conoscenze della fisiologia e della tecnologia Una volta compresi gli effetti di base dell'elettricità applicata sui tessuti vivi, le uniche correnti che sarebbero state utilizzate oggi sono quelle che garantiscono una sicurezza assoluta per il paziente, il massimo comfort e quindi un'efficacia ottimale.

I diversi capitoli dell'elettroterapia

Si ottiene un campo elettrico quando una corrente elettrica monodirezionale (o diretta) continua attraversa un mezzo conduttore per un lungo periodo (svariati minuti). Il corpo umano, ricco di acqua ed elettroliti, è un mezzo conduttore di corrente.

Questo effetto di base dell'elettricità consente di fare migrare degli ioni. (Gli ioni sono atomi o particelle che hanno perso la loro neutralità elettrica per acquisizione o perdita di un elettrone). Con riserva di utilizzare una sostanza terapeutica la cui molecola attiva è uno ione, una corrente elettrica continua (o corrente galvanica) favorisce la penetrazione del farmaco nei tessuti, realizzando una specie di trattamento di iontoforesi.

Quando si utilizza la corrente monodirezionale (o diretta) sotto forma di impulsi, si ottiene un effetto biologico sclerolitico che consente principalmente di contrastare efficacemente lo sviluppo dell'edema post traumatico nei primi giorni successivi a un trauma causale.

Soltanto due tipi di cellule possiedono la proprietà fisiologica per modificare il loro equilibrio elettrico, passando da uno stato di riposo (potenziale di riposo) a uno stato di eccitazione (potenziale di azione), vale a dire le cellule delle fibre muscolari e delle fibre nervose.

In termini di eccitabilità, c'è un'enorme differenza fra questi due tipi di cellule. Lo stimolo necessario per innescare un potenziale di azione deve essere svariate centinaia di volte più elevato per stimolare una fibra muscolare rispetto a quello utile per stimolare una fibra nervosa.

Le correnti utilizzate per stimolare direttamente le fibre muscolari sono composte da impulsi di durata molto lunga consentendo di applicare la grande quantità di cariche elettriche richieste. Ne consegue che il ricorso alla stimolazione diretta delle fibre muscolari sarà utilizzata soltanto quando la stimolazione dei motoneuroni alfa diventa impossibile. In altri termini, dopo una lesione o una patologia del nervo motore, vale a dire in caso di muscolo denervato.

La stimolazione delle cellule nervose, definita anche neurostimolazione, è probabilmente la parte più utilizzata dell'elettroterapia e può essere suddivisa in due sotto classi:

l'elettroterapia antalgica, che consiste nella stimolazione di determinati tipi di fibre nervose sensibili

e l'elettrostimolazione neuromuscolare che ha lo scopo di imporre un lavoro al muscolo innescando potenziali di azioni sul suo nervo motore.

In base al regime di lavoro selezionato (ripetizione degli impulsi, tetanizzazione, durata delle contrazioni e dei tempi di riposo...), la tecnica consente di recuperare o sviluppare differenti qualità muscolari o di ottenere effetti indiretti come la riduzione di tono muscolare o l'aumento di flusso sanguigno.

Per tutti questi effetti terapeutici, la prima regola è scegliere una corrente che possieda parametri indicati (programma) per l'effetto ricercato ma anche rispettare alcune semplici e poche regole pratiche:

scelta e posizionamento degli elettrodi,

regolazione delle energie di stimolazione,

posizione del paziente che contribuisca a ottenere la massima efficacia terapeutica.

Elettroterapia antalgica

Cenni generali. Il dolore fisico è un sintomo provocato da una lesione, un'alterazione o un cattivo funzionamento di una parte del nostro organismo. Negli ultimi anni, l'approccio al dolore da parte del personale medico è considerevolmente cambiato. Pur essendo sempre cruciale trattare la causa del dolore, è importante anche dare sollievo o fare scomparire il dolore per migliorare la qualità della vita dei pazienti. Ed è proprio questo miglioramento della qualità della vita che è diventato uno degli obiettivi prioritari di ogni terapia medica.

Date queste premesse, negli ultimi anni si è sviluppata l'elettroterapia antalgica.

Nel campo dell'elettroterapia, si distinguono diversi tipi di trattamento antalgico:

i programmi per i quali i benefici dipendono da una stimolazione selettiva delle fibre nervose afferenti veicolando le informazioni della sensibilità tattile (o tatto fine) [questi programmi sono tutti di tipo TENS]

i programmi in cui la stimolazione delle fibre nervose afferenti (motoneuroni) per mezzo di frequenze molto basse sono utilizzate per ottenere effetti di diminuzione del tono muscolare [questi programmi sono tutti di tipo Decontratturante]

i programmi i cui i benefici sono il risultato della stimolazione spontanea delle fibre nervose afferenti (A?: dolore discriminante) ed efferenti (A?: motoneuroni) e i cui effetti sono utilizzati per trattare le contratture croniche [programmi di tipo Endorfinico],

Programmi di tipo TENS. Nel 1965, Melzack e Wall furono i primi a dimostrare interesse per l'utilizzo dell'elettricità per alleviare il dolore, facendo riferimento ai progressi della conoscenza fisiologica relativa al tragitto midollare delle informazioni sensitive. La teoria fisiologica che ne risulta è stata descritta dagli autori con la denominazione di: Gate Control (si veda la definizione nel glossario)

Da allora, questo tipo di trattamento è conosciuto con il termine di TENS (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation) oppure Gate Control.Si tratta di un metodo ampiamente riconosciuto e applicato nel settore medico. Lo scopo di questo tipo di stimolazione è sollecitare le fibre nervose afferenti della sensibilità tattile (le fibre A?). Questa eccitazione delle fibre A? trasmette quindi numerose informazioni di ritorno verso il corno posteriore del midollo spinale e blocca o limita quindi la comunicazione dei segnali nocicettivi che utilizzano fisiologicamente la stessa via d'ingresso (stessa porta) midollare.

È possibile osservare questo effetto quando, per riflesso, dopo un trauma si sfrega istintivamente la zona dolorante. La stimolazione meccanica dei ricettori tattili dell'area dolorante trasmette informazioni di questo tipo di sensibilità al corno posteriore del midollo spinale a scapito delle informazioni nocicettive che si vedono chiudere la loro porta d'ingresso midollare (Gate Control).

Indicazioni

Le indicazioni per i programmi di tipo TENS sono molteplici, poiché ogni tipo di dolore, a condizione che sia relativamente localizzato può beneficiare dell'effetto "Gate control".

Nella maggior parte dei casi, gli effetti del programma TENS consentono di trattare il dolore in modo palliativo, come è diventato frequente, per esempio, per le sindromi iperalgiche dei tumori allo stadio avanzato. L'elettroterapia antalgica di tipo TENS è diventata ormai un trattamento tradizionale fra le diverse opzioni terapeutiche di cui dispongono i medici algologi.

Oltre alle indicazioni molto generali, i programmi TENS rappresentano un trattamento elettivo per le patologie la cui sindrome dolorosa ha origine da un' insufficienza o un'assenza degli influssi abitualmente continui della sensibilità tattile (dolori di deafferenzazione), lasciando quindi spalancata la porta di ingresso midollare affinché le informazioni nocicettive possano essere richiamate anche in assenza di lesioni, come illustrato dall'esempio dei dolori dell'arto fantasma negli amputati. In seguito all'applicazione dei programmi TENS, il dolore sarà attenuato per una durata variabile di svariate ore. L'uso di questi programmi non ha limiti. In alcune situazioni, accade persino che, per i pazienti affetti da dolore cronico importante, gli elettrodi siano collocati direttamente sulle radici nervose sensitive; questi pazienti effettuano da 8 a 12 ore quotidiane consecutive (e talvolta di più) di stimolazione antalgica di tipo TENS.

Parametri principali di stimolazione

Durante la stimolazione, l'ampiezza degli impulsi elettrici (durata di passaggio della corrente) è adattata per stimolare le fibre nervose afferenti della sensibilità tattile la cui cronassia (si veda la definizione nel glossario) è oggi ben nota. Le fibre A?, cioè le cellule nervose più eccitabili, possiedono la cronassia più corta (in media 50µs, cioè 50 milionesimi di secondo) valore che sarà applicato alla durata dell'impulso ottimale di stimolazione durante i trattamenti di tipo TENS.

Poiché lo scopo del trattamento è la saturazione del corno posteriore del midollo spinale con l'entrata massiccia di informazioni della sensibilità tattile, la frequenza degli impulsi (numero di impulsi elettrici al secondo) utilizzata sarà elevata e adatta alla fisiologia delle fibre A? capaci di veicolare da 50 a 150 informazioni al secondo (frequenza media di 100 Hz).

Durante la stimolazione, l'utente percepisce delle parestesie sotto gli elettrodi. Tuttavia, in seguito a un fenomeno abituale di tolleranza (si veda la definizione nel glossario) la sensazione di parestesia scompare dopo pochi minuti (talvolta meno) di trattamento. Per lottare contro il fenomeno della tolleranza, occorre aumentare nuovamente l'intensità oppure optare per un programma di tipo TENS che modifica i parametri di stimolazione durante il trattamento (come alcuni programmi specifici menzionati qui di seguito).

Programmi di tipo DECONTRATTURANTE. Questi programmi impongono una stimolazione dei motoneuroni alfa con frequenze molto deboli (comprese fra 1 e 3 Hz) richiedendo al muscolo stimolato (o muscoli stimolati) risposte meccaniche isolate (scosse, si veda la definizione nel glossario) molto distanziate nel tempo, il cui effetto è una diminuzione della tensione di riposo del muscolo così stimolato.

Indicazioni

Questo tipo di stimolazione (chiamato "Tonolisi", "Contrattura" o "Decontratturante") è indicato per eliminare le contratture acute (torcicollo, lombaggine) e quelle dovute a un'attività sportiva intensa. Consente anche di diminuire la tensione muscolare di riposo e facilita quindi l'esecuzione delle manovre di mobilizzazione eseguite dal terapeuta.

Parametri di stimolazione

Durante i programmi di tipo Decontratturante, l'ampiezza degli impulsi corrisponde alla cronassia dei motoneuroni alfa (compresa fra 200 e 400 µs, in funzione dell'area stimolata). I motoneuroni sono eccitati con una frequenza di stimolazione pari a 1 Hz, imponendo al muscolo interessato una scossa muscolare al secondo.

Programmi di tipo ENDORFINICO. I programmi di tipo Endorfinico sono conosciuti anche con il nome di AL TENS (Acupuncture like TENS) o Elettroagopuntura.

Il principio di questo tipo di stimolazione è di stimolare le fibre nervose afferenti del dolore discriminative (fibre A?). La stimolazione di queste fibre con frequenze basse (da 1 a 5 Hz) comporta un aumento della produzione delle sostanze analgesiche, dette endorfine (e enchefaline), secrete principalmente dall'ipotalamo. Le endorfine sono responsabili di un aumento della soglia della percezione del dolore comportando così un effetto antalgico generalizzato.

Il secondo effetto localizzato dai programmi di tipo Endorfinico è la conseguenza che questa stimolazione impone simultaneamente un'eccitazione delle fibre efferenti (motoneuroni alfa) e provoca risposte meccaniche muscolari simili a scosse. Le scosse muscolari sono localmente responsabili di un aumento elevato del flusso sanguigno.

Pertanto è possibile affermare che i due effetti principali legati ai programmi di tipo Endorfinico sono:

Effetto generale : aumento della produzione delle endorfine per stimolazione delle fibre A?, con una frequenza di 5 Hz ;

Effetto locale : aumento del flusso sanguigno tramite stimolazione dei motoneuroni, con una frequenza di 5 Hz.

Indicazioni

Le indicazioni principali dei programmi di tipo Endorfinico sono le contratture muscolari croniche particolarmente frequenti in presenza di rachialgia e radicolalgia. L'aumento della tensione delle fibre muscolari contratte e la compressione della rete capillare che ne deriva hanno come conseguenza una diminuzione del flusso di sangue e un accumulo progressivo di metaboliti acidi e di radicali liberi. Questa "acidosi" muscolare è direttamente responsabile dei dolori che mantengono e rinforzano l'intensità della contrazione.

Oltre all'effetto generale dell'aumento delle endorfine, i programmi di tipo Endorfinico consentono di ottenere un effetto locale. Le cinque scosse muscolari al secondo indotte dalla stimolazione causano infatti un marcato fenomeno di iperemia che drena i metaboliti acidi e i radicali liberi accumulati nelle zone muscolari cronicamente contratte. Se si esegue il trattamento per almeno dieci sedute, la ripetizione degli episodi di ipermia locale consente di sviluppare nuovamente la rete capillare atrofizzata in conseguenza della cronicità della contrattura.

Perciò i programmi di tipo Endorfinico consentono di trattare efficacemente i dolori muscolari cronici attaccando la causa del problema.

Parametri principali dei programmi

Gli impulsi sono indicati per eccitare le fibre del dolore discriminativo (fibre A?).

L'aumento della produzione delle endorfine è ottenuto con l'utilizzo di frequenze di stimolazione basse (da 1 a 5 Hz).

Al fine di trarre il massimo beneficio dal secondo effetto locale dei programmi di tipo Endorfinico, vale a dire un aumento del flusso sanguigno, si applica una frequenza di stimolazione di 5Hz (si veda anche "Aspetti generali dei programmi vascolari").

ELETTROSTIMOLAZIONE NEUROMUSCOLARE

Introduzione. La neurostimolazione è una tecnica che consiste nella stimolazione di potenziali di azione a livello delle cellule nervose. La differenza di potenziale a livello della membrana della cellula nervosa è pari a un valore medio di -70 mV ed è dovuta alla differenza della concentrazione ionica intra ed extra cellulare.

Per eccitare la membrana della fibra nervosa, vale a dire provocare la comparsa di un potenziale di azione sulla superficie, è sufficiente modificare il potenziale di riposo fino a un determinato valore soglia, in media pari a - 50 mV. Raggiunto questo valore soglia, la membrana passa dallo stato di riposo a quello di attività.

Si manifesta un potenziale d'azione che si sposta lungo la fibra nervosa verso le strutture muscolari periferiche per ordinare una risposta meccanica oppure verso le strutture nervose centrali per trasmettere loro delle informazioni sensitive.

L'elettrostimolazione di una fibra nervosa equivale quindi a modificare, in un punto della membrana, il potenziale di riposo fino al valore di soglia tramite una corrente elettrica applicata sulla pelle.

Due famosi fisiologi francesi, Weiss e Lapicque, hanno potuto determinare fin dall'inizio del XX secolo la relazione matematica fra l'intensità di una corrente elettrica e il tempo di applicazione di questa stessa corrente necessario per eccitare una fibra nervosa.

Impulso ottimale di Neurostimolazione. Per essere considerato ottimale, l'impulso di stimolazione deve soddisfare due condizioni indispensabili:

Trasmettere la quantità di carica elettrica necessaria per innescare un potenziale d'azione (modifica del potenziale di riposo fino al valore di soglia)

Ma trasmettere unicamente quella quantità di carica elettrica che possa essere applicata in piena sicurezza e con il massimo comfort di utilizzo.

Per soddisfare queste due condizioni, l'impulso ottimale può essere definito come quello in grado di modificare il potenziale di riposo fino al valore di soglia di eccitabilità (secondo la legge fondamentale), garantendo contemporaneamente il massimo comfort per l'utente. Quest'ultima condizione è soddisfatta minimizzando i parametri elettrici di impulso.

Stabilite queste due condizioni, l'impulso ottimale di neurostimolazione deve avere le caratteristiche seguenti:

Onda di forma rettangolare

Durata dell'onda rettangolare pari alla cronassia della struttura nervosa che si vuole eccitare

Compensazione dell'onda rettangolare con un'onda perfettamente simmetrica di polarità opposta (impulso bifasico con media elettrica nulla)

Impulso prodotto da un generatore di corrente costante al fine di mantenere costante la forma dell'impulso durante il suo passaggio attraverso i tessuti.

Neurostimolazione delle fibre nervose efferenti. La conseguenza dell'eccitazione delle fibre nervose motrici è quella di portare alle strutture muscolari periferiche informazioni che queste strutture interpretano sempre, e in modo fisiologico, come un ordine che richiede una risposta meccanica.

Obiettivo dell'elettrostimolazione dei nervi motori è sempre di imporre ai muscoli un determinato lavoro meccanico le cui conseguenze fisiologiche dipendono alla natura del lavoro imposto.

Oggi l'elettrostimolazione dei nervi motori è normalmente denominata: Elettrostimolazione muscolare (ESM).

Per comprendere in termini generali la tecnica dell'ESM è necessario analizzare alcune nozioni elementari di fisiologia.

Risposta meccanica elementare della fibra muscolare

La reazione meccanica della fibra muscolare durante la sua "inizializzazione" (fasi calciche e biochimiche intermedie) tramite un potenziale di azione è sempre identica: breve scorrimento delle proteine muscolari (actina e miosina) che si traduce con una breve messa in tensione della durata di alcune decine di millisecondi. (si veda d.2).

Questa risposta meccanica elementare prende il nome di: scossa muscolare (twitch) e rappresenta la risposta meccanica elementare o l'unità di lavoro della fibra muscolare.

Diversi tipi di fibre muscolari

Anche se oggi la tecnica dell'immunoistochimica permette di identificare più di una decina di fibre muscolari diverse, per le loro caratteristiche (morfologiche, meccaniche e metaboliche) possono essere classificate in due macro gruppi: le fibre di tipo I (o lente o slow twitch fibers) e le fibre di tipo II (o veloci o fast oxydative fibers/fast glycolitic fibers).

Le fibre di tipo I

rosse e di diametro ridotto, le fibre muscolari di tipo I, hanno una risposta meccanica incapace di sviluppare una tensione conseguente e di lunga durata: 100 ms (cioè 1/10 s), dove il massimo di tensione è raggiunto dopo 30 ms.

Dal punto di vista metabolico la rifosforilazione dell'ATP è garantita principalmente dalla filiera aerobia che garantisce a questo tipo di fibre una resistenza elevata alla comparsa della stanchezza.

Fibre di tipo II

bianche (poco colorate) e di diametro elevato, le fibre muscolari di tipo II, hanno una risposta meccanica molto più vigorosa rispetto alle fibre di tipo I. La tensione sviluppata è conseguente e di breve durata: 30 ms, la tensione massima è raggiunta dopo 15 ms.

Per le fibre di tipo II la nuova sintesi dell'ATP è garantita essenzialmente dalle due linee anaerobie, fornendo loro una resa meccanica elevata, a scapito di una faticabilità (impossibilità di riprodurre per molto tempo o a intervalli troppo ravvicinati il massimo della loro capacità meccanica) che si manifesta in modo precoce.

Meccanismi di contrazione muscolare

Il ruolo fisiologico essenziale del tessuto muscolare è quello di sviluppare il livello di forza (tensione) sufficiente o necessario per mobilizzare o garantire il mantenimento dei diversi segmenti articolari.

A patire dalle considerazioni precedenti (risposta meccanica elementare - d1), è facile comprendere che i due sistemi adattativi del sistema neuro-muscolare utili per rispondere a queste esigenze fisiologiche sono i seguenti:

"Inviare" potenziali di azione verso un numero variabile di fibre muscolari: reclutamento spaziale

"Inviare" un numero variabile di potenziali di azione verso le fibre muscolari sollecitate: reclutamento temporale

Reclutamento spaziale

La percentuale di fibre muscolari (unità motrici) sollecitate è condizionata dalla resa muscolare necessaria al fabbisogno funzionale. Più la richiesta funzionale meccanica è elevata (fabbisogno maggiore di forza) e più la percentuale di fibre reclutate è importante.

Nell'elettrostimolazione, il reclutamento spaziale è direttamente e unicamente correlato con la quantità di carica elettrica applicata all'area stimolata. Infatti, la disposizione anatomica spaziale delle fibre nervose oltre la barriera cutanea, richiede quantità di carica elettrica crescenti per eccitare maggiormente le fibre (sempre più distanti dalla superficie cutanea).

Pare quindi evidente l'indiscutibile necessità di disporre di una corrente di stimolazione confortevole (Bb) al fine di garantire il reclutamento spaziale necessario per ottenere gli effetti desiderati.

Reclutamento temporale

La crescita della richiesta muscolare funzionale può essere garantita (ed entro determinati limiti fisiologici) anche dall'aumento del numero di potenziali di azione che presiedono al lavoro meccanico muscolare.

Oltre una certa frequenza di potenziali di azione (numero di potenziali di azione al secondo), le risposte meccaniche elementari si sommano e consentono quindi al muscolo di realizzare vere e proprie contrazioni tetaniche (si veda, mantenimento prolungato nel tempo di una tensione muscolare significativa). L'effetto meccanico (tensione/forza sviluppata) in quanto direttamente proporzionale al risultato della somma delle risposte elementari espresse.

La somma di risposte meccaniche elementari non può mai, tuttavia, superare i limiti di una somma massima che è quella che prende in considerazione l'intervallo necessario, per ogni categoria di fibre muscolari, per raggiungere il livello più elevato (tensione o forza massima) della loro risposta meccanica elementare.

Perciò i tre livelli essenziali di frequenze di sollecitazione muscolare si definiscono nel seguente modo:

FreqUenze inferiori a 10 Hz.

La sincronizzazione ineluttabile nell'elettrostimolazione associata con la debole ripetizione dei potenziali di azione è così fisiologicamente insufficiente per ottenere la contrazione tetanica muscolare minima. I risultati meccanici possono essere unicamente scosse muscolari più o meno individualizzate e ravvicinate i cui effetti saranno principalmente utilizzati per i programmi VASCOLARI

NB: Nella terminologia propria all'elettroterapia si è soliti considerare le frequenze di elettrostimolazione muscolare inferiori a 10 Hz come basse frequenze.

Frequenza da 33 Hz.

Questa frequenza di scarico dei potenziali di azione sulle unità motrici è quella che impone alle fibre muscolari di tipo I la loro capacità massima di resa meccanica: vale a dire le fibre lente reclutate lavorano al massimo della loro possibilità meccanica.

Frequenza da 66 Hz.

Questa frequenza di scarico dei potenziali di azione sulle unità motrici veloci è quella che impone alle fibre muscolari di tipo I la loro capacità massima di resa meccanica: vale a dire le fibre veloci reclutate lavorano al massimo della loro possibilità meccanica.

Gli effetti dei programmi che utilizzano le frequenze di 33 e 66 Hz sono descritti nei capitoli relativi ai programmi di riabilitazione.

Articolo tratto da compex-professional.com

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IONOFORESI

Per ionoforesi (iòno-phòresis = trasporto di ioni) si intende l'introduzione di un farmaco nell'organismo attraverso l'epidermide (somministrazione per via transcutanea), utilizzando una corrente continua (corrente galvanica), prodotta da un apposito generatore. I vantaggi della somministrazione di farmaci con questa modalità sono essenzialmente:

. Evitare la somministrazione per via sistemica (orale, intramuscolare, endovenosa);

. Applicare il farmaco direttamente nella sede corporea interessata dalla patologia;

. Permettere l'introduzione del solo principio attivo, senza veicolanti (eccipienti);

. Permettere agli ioni di legarsi a determinate proteine protoplasmatiche;

. Iperpolarizzare le terminazioni nervose.

Per quanto riguarda la via di somministrazione, è utile ricordare che la via sistemica presenta diverse controindicazioni; infatti, la totalità dei farmaci presenta il rischio, più o meno marcato, di effetti collaterali a danno di vari organi e sistemi anatomici. Questo perché, per garantire una valida azione terapeutica, il farmaco deve necessariamente raggiungere una concentrazione ematica (percentuale di farmaco circolante nel sangue), tale da poter garantire una valida azione terapeutica. Tutto questo determina la presenza nel circolo vascolare, oltre che del farmaco, anche di metaboliti dello stesso, prodotti dal fegato, i quali devono essere "smaltiti" dall'organismo per varie vie, prima fra tutte la via renale.

A ciò si aggiunge il danno indiretto provocato dal farmaco ad altri organi, dovuto all'alterazione delle condizioni in cui questo normalmente opera, come nel caso dell'apparato digestivo, in cui alcuni farmaci alterano l'equilibrio acido-base, con conseguenze anche gravi (ad es. gastriti e gastroduodeniti causati dall'assunzione di FANS - Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei).

Il secondo vantaggio è quello di poter applicare il farmaco direttamente nella zona da curare, riducendo così i tempi terapeutici, con conseguente regressione dei sintomi in un tempo minore. Affezioni dolorose (algie) dell'apparato muscolo-scheletrico, derivanti da artrite, artrosi, sciatica, lombalgia, cervicale, strappi muscolari, ecc., vengono quindi curate circoscrivendo l'effetto terapeutico solo alla zona interessata.

Il terzo è la possibilità di introdurre il solo principio attivo del farmaco, in forma ionica, senza gli eccipienti, i quali, spesso, sono fonte di reazioni più o meno avverse.

Al quarto punto dobbiamo considerare che il farmaco in forma ionica, si lega a proteine protoplasmatiche specifiche, aumentandone il tempo di permanenza nelle sedi anatomiche interessate (emivita), potendo quindi diminuire le quantità di farmaco utilizzate per la stessa patologia rispetto ad altre vie di somministrazione. È stato possibile misurare che questo sistema terapeutico ha la capacità di far assorbire alla regione ammalata una quantità di farmaco fino a 100 volte maggiore di quella assorbita, ad esempio, per via orale. In ultimo, l'applicazione di correnti continue a bassa intensità ha il risultato non secondario di iperpolarizzare le terminazioni nervose, determinandone un elevamento della soglia di eccitabilità, ottenendo quindi un effetto antalgico elevato (effetto TENS).

Tutto questo è possibile perché tutti i farmaci presentano la caratteristica della presenza di ioni positivi, negativi, o entrambi (bipolari) - carichi quindi elettricamente - e, sfruttando quindi il principio fisico della migrazione ionica da un polo elettrico all'altro, otteniamo una somministrazione transcutanea, che sfrutta cioè la pelle come via di somministrazione. Dal punto di vista strettamente elettronico un generatore per ionoforesi è essenzialmente un generatore di corrente costante a bassa intensità (generalmente vengono usate correnti tra i 5 milliampere e i 10 milliampere), che eroga cioè una corrente continua stabile nel tempo, corredato da vari sistemi di controllo e temporizzazione, in modo da consentire la creazione di un campo elettrico il quale viene applicato, tramite due elettrodi, uno positivo e l'altro negativo, costituiti da delle placche in gomma conduttrice ricoperte da una superficie assorbente, posti sulla cute del soggetto in prossimità della zona da trattare.

Articolo tratto da medicfisiocenter.it

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KINESITERAPIA

La kinesiterapia o terapia di movimento è una particolare branca delle terapie manipolative che si prefigge la riabilitazione e la rieducazione funzionale di singoli muscoli o gruppi muscolari o dell'intero organismo, attraverso l'attuazione di specifici movimenti.

Distinguiamo una kinesiterapia passiva, in cui i vari movimenti vengono fatti svolgere all'organismo da una forza esterna ed una kinesiterapia attiva, in cui è l'organismo stesso che deve produrre, attraverso il suo apparato muscolare, l'energia necessaria alla realizzazione degli esercizi.

Le tecniche della kinesiterapia attiva includono esercizi di movimento liberi, esercizi in compagnia dell'istruttore di ginnastica, esercizi agli attrezzi su impianti fissi (ad es. la spalliera) o con attrezzi mobili (ad es. le bacchette) e la kinesiterapia subacquea che ottiene il massimo rendimento dalle azioni meccaniche e termiche dell'acqua.

La kinesiterapia passiva viene generalmente eseguita dal medico curante, da un fisioterapista o da un infermiere specializzato e consiste principalmente in cambiamenti di posizione degli arti e in movimenti passivi delle estremità del paziente, dosati gradualmente.

L'importanza di questa tecnica terapeutica, già conosciuta ai tempi dei greci, è andata sempre più diffondendosi negli ultimi anni, in quanto l'evoluzione della società moderna ha determinato una progressiva riduzione dell'attività fisica da parte delle persone. Inoltre, la benefica influenza che essa esercita sull'attività respiratoria, sulla circolazione sanguigna e sul metabolismo fisico è di per se stessa un'ottima prevenzione contro molte delle patologie croniche contemporanee.

Anche dopo un intervento chirurgico la kinesiterapia si dimostra di particolare utilità. Infatti la semplice esecuzione di alcuni movimenti come la rotazione dei piedi e di tutti gli arti inferiori, estensioni muscolari e leggeri movimenti di flessione ed estensione degli arti sono un validissimo mezzo di prevenzione contro l'insorgenza di trombosi, contratture muscolari o deformazioni articolari.

La kinesiterapia trova anche vasto campo di applicazione nelle malattie che colpiscono le articolazioni, come nella poliartrite cronica primaria, e nelle malattie degenerative delle articolazioni (ad es. l'artrosi) e dei tendini, oppure nella rieducazione post-traumatica degli arti immobilizzati da apparecchi gessati.

Altra applicazione trova nel campo delle malattie dell'apparato respiratorio. Alcuni esercizi respiratori, infatti, possono contribuire a potenziare e migliorare la ventilazione polmonare in malattie come l'enfisema o le bronchiti croniche, esercitando anche una benefica azione sulla circolazione polmonare.

Questo tipo di terapia è utile anche in gravidanza, sia come preparazione al parto, sia nel postpartum per ridare tono alla muscolatura dell'addome e del pavimento pelvico.

Da tutto ciò è evidente l'importanza della kinesiterapia nelle diverse tipologie di affezioni morbose, ma è anche utilissimo ricordare che essa, per essere realmente utile ed efficace, deve essere attuata sempre dietro precisa indicazione del medico e sotto la guida di un fisioterapista ed inoltre, essa ha soltanto un'azione riabilitativa e rieducativa sulla funzione compromessa, e che dunque non cura la malattia, ma le conseguenze che tale malattia determina.

Articolo tratto da terzaeta.com

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SHIATSU

Lo shiatsu in Giappone e in Italia

Lo shiatsu, tecnica manuale basata sulle pressioni portate con i pollici, i palmi delle mani, i gomiti e, in alcuni stili con nocche, ginocchia e piedi, affonda le sue radici nelle forme di manipolazione e massaggio tradizionali orientali, come l'am-ma, l'an-fa, il tui-na cinese ecc.

Si differenzia da queste forme (e questo è il motivo per cui non è corretto definirlo massaggio) perché si è caratterizzato alla sua nascita, che risale al periodo tra le due guerre mondiali, per la staticità della pressione portata, che entra perpendicolarmente alla superficie del corpo trattata; non esistono pertanto nello shiatsu sfregamenti, impastamenti, manipolazioni vertebrali ecc.; le pressioni entrano in profondità senza scivolare sulla pelle e producono uno stimolo a cui l'organismo della persona trattata "risponde", recuperando e manifestando "dal profondo" le proprie risorse vitali.

Espressioni tipo "lo shiatsu stimola la capacità di autoguarigione", oppure "lo shiatsu produce un risveglio vitale" rendono l'idea dell'effetto benefico globale che un trattamento shiatsu, ben eseguito, può produrre nell'individuo.

Negli anni sessanta, stante la diffusione e la popolarità raggiunta dallo shiatsu un Giappone, il Ministero dell'Assistenza Sociale nipponico ne codifica le caratteristiche definendolo: "Lo shiatsu è un trattamento nel quale si adoperano i pollici e i palmi delle mani per esercitare pressioni su determinati punti, allo scopo di correggere irregolarità dell'organismo, di conservare e migliorare lo stato di salute e a contribuire alla cura di taluni stati morbosi".

Negli anni settanta lo shiatsu si diffonde in America e in Europa, raggiungendo anche l'Italia dove trova un ambiente particolarmente favorevole alla propria diffusione e al proprio sviluppo; in un primo momento nella forma di "terapia alternativa" come risposta alla crescente domanda di salute e alla crisi di credibilità della medicina istituzionale.

Negli anni '90 lo shiatsu in Italia ha sviluppato un percorso autonomo che ha prodotto forme e tecniche originali e soprattutto lo ha portato a creare e a crearsi un nuovo spazio non direttamente legato alla cura delle malattie; ma più propriamente finalizzato allo sviluppo di uno stato di "miglior vitalità e benessere", di "ottimizzazione delle risorse personali", contribuendo a strutturare e ad espandere un settore "a latere", ma diverso e autonomo, all' "universo sanitario", un settore che possiamo etichettare come attinente alla "qualità della vita".

Lo shiatsu costituisce una risposta, semplice e alla portata di tutti, alla domanda sociale di "miglior qualità della vita"; tutto ciò, oltre a rispondere alla crescente domanda sociale di "benessere in modo naturale", ha creato una reale opportunità di occupazione in notevole espansione visto che allo shiatsu non si rivolgono più solo i "disperati che le han provate tutte" o gli "alternativi-naturisti-amanti dell'orientale" ma tutti coloro che hanno riscontrato i benefici effetti nella quotidianità della vita del "risveglio vitale" prodotto da un buon trattamento shiatsu. Benefici effetti che si possono tradurre esemplificando in: allentamento delle tensioni, sensazione di calore e leggerezza, lucidità della mente e miglioramento dell'umore, maggior energia e voglia di fare ecc.; in una frase "piena espressione delle potenzialità umane di ogni individuo"...

Lo shiatsu è stato portato con grande successo nelle cliniche di riabilitazione motoria, negli istituti geriatrici, nelle comunità di recupero dalle tossicodipendenze, nei centri di cura per handicap mentali e in tutti gli ambiti di disagio fisico e psichico; ma anche nelle palestre, nelle scuole di yoga o altre discipline corporee, nelle aziende, nei club sportivi e in tanti altri ambiti dove operano persone "normalmente sane", o addirittura "particolarmente sane" come sportivi e atleti; in tutti i casi il gradimento e i benefici riscontrati sono stati notevoli.

Per l'impiegato e la casalinga giapponese, fare lo shiatsu è una buona abitudine in qualsiasi condizione di salute si trovi; anche in Italia si sta costruendo questa sana abitudine; ma a condizione che gli operatori siano in grado di esprimere un alto livello qualitativo, grazie ad una preparazione rigorosa, alla competenza ed esperienza degli istruttori e delle scuole preposte alla formazione.

La cultura dello Shiatsu.

Lo shiatsu é diventato un fenomeno sociale che travalica la categoria delle medicine non convenzionali e l'universo della new age.

Lo shiatsu é una disciplina autonoma che affonda le proprie radici nelle pratiche millenarie che si sono sviluppate in oriente non per la cura della salute o la prevenzione delle malattie ma per un pieno sviluppo delle potenzialità vitali dell'individuo; ha effetti globali sul benessere della persona trattata (spesso anche sulla sintomatologia); frequentemente le persone si accostano alla pratica dello shiatsu motivate da disagi contingenti, ma incontrano una disciplina con un respiro molto più vasto, in grado di stimolare la vitalità della persona migliorandone la qualità della vita qualunque sia la condizione iniziale. Non é quindi rivolto solo a persone malate ma a tutti coloro che sono interessati a vivere meglio esprimendo il meglio di sé a tutti i livelli (psichico, fisico, emozionale, relazionale ecc.).

Lo shiatsu risponde ad una domanda precisa e pressante della società attuale di benessere e miglior qualità della vita, di maggior consapevolezza nella gestione responsabile del benessere individuale e collettivo. Una risposta che diventi alternativa concreta e di massa alla progressiva medicalizzazione dei disagi individuali (con relativa necessità di estensione dei servizi sanitari e conseguente esplosione della spesa sanitaria) in sintonia con il piano sanitario nazionale, che tende alla riduzione della spesa e all'incremento del benessere sociale attraverso un'azione tesa a creare migliori condizioni di vita. In altre parole diffondere uno shiatsu di qualità formando operatori professionali promuove migliori condizioni di vita e riduce le aree di disagio e il ricorso alle cure medico-ospedaliere con 3 importanti effetti benefici sul piano sociale: ridurre le spese della sanità e dell'assistenza, promuovere l'occupazione, migliorare la qualità della vita per l'individuo e la collettività.

Caratteristiche e differenze tra varie impostazioni tecniche

Lo shiatsu ha assunto differenti caratterizzazioni in base alle condizioni culturali e alle tipologie fisiche incontrate nelle diverse aree geografiche:

In Giappone la tecnica più diffusa è caratterizzata da una forma codificata, il kata, che viene ripetuta con poche varianti su tutte le persone; le pressioni sono intense, spesso oltre la soglia del dolore nella ricerca della massima efficacia; l'effetto generale è prevalentemente tonificante; è in genere una tecnica molto efficace ma difficilmente accettabile in un contesto sociale occidentale. Questo è un motivo per cui gli stili originari giapponesi, in particolare il metodo Namikoshi, non si sono diffusi in occidente.

In U.S.A. lo shiatsu si è modificato adattandosi alle richieste e alle aspettative di quella società superficiale ed edonista; si è in pratica trasformato in un trattamento piacevole e rilassante meno indirizzato all' efficacia profonda. Nella pratica shiatsu americana (lo stile Ohashi ne costituisce l'esempio più caratteristico) sono praticamente scomparse le pressioni intense e si è arricchito di stiramenti, mobilizzazioni articolari, dondolamenti ecc., indubbiamente piacevoli ma scarsamente efficaci sul piano del "risveglio energetico".

In Europa lo shiatsu, rispondendo alla domanda sociale di salute che si era diffusa negli anni settanta come reazione alla crisi di fiducia nei confronti della sanità pubblica, si é in un primo momento qualificata come terapia alternativa, affiancandosi a tutte le altre pratiche mediche non convenzionali (omeopatia, fitoterapia, chiropratica, osteopatia ecc) che in questi anni si sono sviluppate ed hanno conquistato una vasta area di mercato, imponendosi anche a livello istituzionale. Ha conosciuto in questa forma un notevole successo che lo ha portato ad una diffusione senza precedenti in occidente e gli ha restituito la dignità di pratica incisiva ed efficace. Ma questa impostazione, rischiando di confinarlo negli ambiti ristretti dell'universo sanitario, si è rivelata, a partire dalla metà degli anni novanta, inadeguata sia ad esprimerne pienamente la carica innovativa sul piano culturale, sia a svilupparne le potenzialità di coinvolgimento di nuovi settori sociali. Anche perché, impostando lo shiatsu come terapia alternativa, gli operatori hanno spostato la loro attenzione dalla qualità ed efficacia delle pressioni agli aspetti di diagnosi e terapia (mutuate per lo più dalla medicina cinese), perdendosi in analisi astratte e speculazioni teoriche. Il classico "terapista shiatsu" europeo che lavora più con la testa che con pollici e gomiti, che è più esperto di teorie cinesi che abile nella manualità risulta per molti versi obsoleto. La reale forza dello shiatsu ha iniziato ad esprimersi negli ultimi dieci anni, generando un impatto immediato e concreto che si incontra con la richiesta di benessere e vitalità espresso da un numero sempre più elevato di persone.

Articolo tratto da mondo shiatsu.com

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